domenica 3 febbraio 2008

Garda Barbera 2004 La Guarda

Restano sempre sorpresi quando gli dici: «Assaggia questa Barbera del Garda». E poi invece...
Non si capacita, la gente, che sul lago si faccia Barbera. E invece l’uva di barbera è fra le quattro che in Valtenesi, riva bresciana, dà vita al Garda Classico Rosso, insieme aol sangiovese, col marzemino e, ovviamente, coll’autoctono groppello. E dà rossi di bello spessore, questa barbera gardesana, quand’è fatta bene. E Gigi Negri, alias La Guarda, estremo entroterra benacense, con la barbera ci sa fare eccome. Ed esce tardi, dopo lungo affinamento. D’anni. Ed è comunque vino che migliora ancora stando un altro annetto o due in bottiglia.
Ora, quesa Barbera anno 2004 al naso sfoggia parecchio frutto rosso surmaturo: prugna soprattutto. La bocca è anch’essa fruttata per benino, epperò ha ancora vene un po' erbacee. E dunque appare tuttora giovanilissima. Ed è rosso che ha bella freschezza. Ma ha anche tannino. E comunque è ben bevibile di già, e migliorerà.
Se pensiamo che è poi bottiglia che costa pochetto...
Due lieti faccini :-) :-)
6 ottobre 2007

Soave Monte Ceriani 2005 Tenuta Sant’Antonio

Difficilmente avrei pensato di recensire i Castagnedi brothers per un bianco. Chè loro son famosi soprattutto per i rossi valpolicellisti, per l’Amarone, per la Bandina.
E invece eccomi qua con un Soave, il Monte Ceriani del 2005. Che m’è piaciuto.
Ha naso floreale, intensamente. E floreale, soprattutto, è la bocca. Eppure il frutto è sodo. E ce n’è tanto. Ma a prevalere è il fiore. Ed c’è snellezza. Ed è piacevole, questo bianco. Bevibile & beverino. Fresco, sapido, salino.
Ecco, magari il finale ha un po’ di morbidezza sopra il rigo, ma a compensare c’è quell’asciutezza delle gargananeghe ben interpretate, e dunque s’equilibra, eccome.
E che dir di più, se non interrogarsi dove vogliano ancora arrivare questi fratelloni, che dopo i rossi si son messi a far bene anche i bianchi?
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
1 ottobre 2007

Alto Adige Valle Isarco Veltliner Aristos 2004 Cantina Produttori Valle Isarco

Oh, se mi sta intrigando il Veltliner! Che è bianco, per dirla tutta, mica così facile né da interpretare, né da bere.
Epperò quand’è buono è ruvido come la roccia, e dunque mi piace.
Ecco, nella linea Aristos, la Cantina della Val d’Isarco ha dei bei bianchi davvero (e a prezzo accessibile). Il Kerner, certo. E il Pinot Grigio. E il Riesling. E un Veltliner che nelle annate giuste lascia il segno.
Ora, sarà che dire che un bianco è minerale va di moda, ma come spiegare altrimenti quel tono di pietra focaia che ci senti immediato in questo vino? Prima della nota verde, erbacea. Prima della salvia e dell’ortica.
E in bocca raspa come la carta vetrata. Ed ha freschezza vivida. E sotto ecco il frutto bianco, e insieme il fiore secco alpestre e una memoria quasi muschiata. E lunghezza e profondità.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
22 settembre 2007

Piave Chardonnay 2004 Barollo

Mi par di capire che i Barollo brothers, Marco e Nicola, abbiano le idee chiare. E quando han deciso di far vino, hanno programmato tutto per bene.
Certo, la terra scelta non è fra le più note nell’italico mondo del vino. E neppure fra le più facili. E manco è celebre la doc del luogo, quella del Piave. E piantar vigne a Preganziol, un tiro di schioppo da Venezia, poca strada da Treviso, può dunque sembrare un azzardo per chi abbia ambizione. Ma questi qui hanno portato in azienda agronomi & enologi di valore, con esperienza in loco e in altre latitudini, e su questo know how hanno impostato il vigneto e la cantina e le buone pratiche. E hanno fatto scelte di marketing moderne ed aggressive. Insomma: imprenditori.
La premessa andava fatta per dire che quando m’hanno scritto chiedendo se m’andava d’assaggiare i loro vini, ho detto sì incuriosito. E devo parimenti dire che son rimasto poi perplesso sentendomi proporre di tastare il solo loro Chardonnay (avevo letto buone cose del loro Merlot), ché io non sono certamente tra gli amanti dello Chardonnay, e faccio anzi fatica perfino a metter nel bicchiere quelli di Borgogna, che è tutto dire.
Ora, lo Chardonnay del Piave ’04 dei Barollo l’ho provato, e pur restando dell’opinione mia circa lo Chardonnay e il legno piccolo (che qui s’usa per la fermentazione e l’affinamento), devo dare atto che ci sanno fare. E dico anzi che per gli amanti del genere, quest’è un bianco che di certo non passa inosservato, nossignori.
Dico pure che credo stia entrando nel suo momento di forma migliore, e penso che di qui a un altr’anno sarà ancora più convincente. Ancora più equilibrato. Ché il legno c’è, d’accordo, ma non disturba di già, ed anzi c’è in rilievo materia tanta, grassezza, frutto. E c’è beva che si distende morbida e sorniona.
Olfatto e bocca trovano il frutto tropicale, la spezia fine, il fiore macerato. E la burrosità.
È bianco di carattere e persistenza. Che m’ha costretto a finire il bicchiere, nonostante vitigno e stile non siano fra i miei prediletti.
Due lieti faccini :-) :-)
14 settembre 2007

Eretico 2003 Cantrina

Eretico, proprio eretico. Quando alla gente dici che è un pinot nero passito, rabbrividiscono. Poi l’assaggiano e...
Ci voleva l’estremismo vinicolo di Crsitina Inganni per tirar fuori un vino del genere. Che è figlio dell’annata sua: un 2003 di gran calura. E siccome di pinot nero a Cantrina, contradina dell’entroterra estremo del Garda bresciano, ne hanno un bel po’, e l’uva surmaturava, Cristina s’è detta di osare l’inosabile. E dunque, ecco che è nato un rosso d’eresia assoluta. Una sola barrique. Finita poi in poche bottigline da 0,375.
È vino memorabile, credetemi.
Chi poi s’aspetta un vin dolce, non ha capito bene. Residuo zuccherino ce n’è, certo. Ma quest’è un vino-vino. Che metteri in tavola con la selvaggina, pensate un po’.
Ha colore scuro, denso, nero, con l’unghia che però vira verso il rubino violaceo.
Al naso appare fascinosamente speziato&fruttato. Tanto pepe, tanta cannella, tanto fruttino di bosco surmaturo. Una bellezza.
La bocca è tannica, tesa, robusta, polposa. Pepe e frutto nero si intrecciano lungamente. Emergono presenze di rabarbaro e di caracadè e di ciliegia amarena stramatura e di prugna cotta.
C’è bella persistenza. Appagante.
È vino ancora giovanissimo ma di notevole personalità. E insomma ha un caratterino che te lo raccomando. Ha bisogno probabilmente di ben più lungo affinamento. Anzi, son sicuro che con gli anni si farà ancora più complesso e aristocratico.
Great!
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
8 settembre 2007

Torengo 2005 Le Pignole

Un tocai rosso, che non si può dire, sennò si è fuorilegge, ché tocai lo possono dire solo gli ungheresi. Ma è tocai rosso. Vicentino.
Lo fa un’azienda che si chiama Le Pignole. Se ne sentirà parlare.
Ora, questo Torengo è vino che già al naso t’intriga, con tutto quel fruttino di bosco, che appare maturo, stramaturo: fragolona, soprattutto, e lampone, e mora. E c’è anche vena balsamico-officinale. Elegante. E cenno di pepatura.
In bocca è denso di frutto: polpa, materia. Frutto maturissimo ancora, eppure nulla di stucchevolmente morbido, come spesso accade quando il muscolo è in rilievo. E tannino ben modulato. E robustezza, eppure insieme anche buona beva. Quadra, insomma. E c’è lunghezza che dà bell’appagamento.
Leggo che s’affina nove mesi in barrique di secondo passaggio. Ma più e più lunga dovrà essere la sosta nel vetro, il riposo: il mio 2005 l’ho trovato ancora giovane, e sarebbe interessante riprovarlo quand’avrà messo qualche anno dietro le spalle.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
2 settembre 2007

Custoza Passito La Valle del Re 2004 Villa Medici

I passiti dei Caprara, a Sommacampagna, li ho sempre trovati interessanti. E per passiti intendo sia il Custoza che l’altro fuori doc, Le Moscatelle mi par che si chiami.
D’accordo, son vini senza pretesa di strafare o di stupire, eppure piacevoli davvero da bere. Bene.
Qui dico del Custoza passito, dunque. Anno 2004.
È l’albicocca secca che domina. Sia all’olfatto che al gusto. Tanta. Netta, ben modulata, invitante. E c’è sotto un che di noce. E qualche cenno di fiore giallo. E di miele. E non c’è invece stucchevolezza, quella no, ed anzi la freschezza ravviva il palato.
Buon vino, per chi cerca un bicchiere per finire la cena.
Due lieti faccini :-) :-)
26 agosto 2007

Soave Classico Monte Tondo 2006 Monte Tondo

Ma che buono che è questo Soave! Fatto in acciaio. E se non sbaglio è solo garganega.
Ha profumi di fiori e di frutta gialla immediati, netti, coinvolgenti.
E in bocca tornano le medesime fragranze: bel fiore giallo (il tarassaco), e frutto croccante. C’è polpa. Parecchia.
Magari è un pochettino morbido, ma è morbidezza ben compensata da una struttura di tutto rispetto e da una freschezza salina e succosa.
Ed ha lunghezza invidiabile e persistenza invitante e appagante.
Gran bel vino, gran bel bianco.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
20 agosto 2007

Montenetto di Brescia Montecorso 2006 San Michele

Oh, già: non è mica un vino di quelli che piacciono a tutti. Nossignori. Vino strano, aromatico, eppure interessante, intrigante.
Dice la scheda aziendale che è tratto da «miscelanza di uve aromatiche». Quali, non specifica. Chissà.
È un Montenetto di Brescia, un igt: lo si fa dalle parti di Capriano del Colle, la collina alle porte della città. Collinetta: centoquaranta metri d’altitudine, la posizione del vigneto.
Ha naso agrumato assai. E aromatico, certo. Fruttato parecchio: frutta esotica, soprattutto.
Bocca succosa; di pesca gialla matura. Densa e polposa, ben definita. Tanta. E in più toni addirittura da nocciolo di pesca. E ha freschezza. E buona beva.
Vino strano. Se vi capitasse...
Due lieti faccini :-) :-)
12 agosto 2007

San Martino della Battaglia 2006 Cobue

Se cercate l’indirizzo dell’azienda sul sito internet del consorzio di tutela del Garda Classico, che ha il governo anche della minuscola doc del San Martino della Battaglia, trovate una via di Milano. È lì che evidentemente c'è la sede sociale. Il telefono però rimanda a un numero di Desenzano del Garda. Ed è dunque in campagna desenzanese che ha vigne quest’aziendina agricola dal nome strano, Cobue, che fa appunto un San Martino della Battaglia, doc minimale, che ha produttori che si contano sulle dita d’una mano sola. E cavano vino bianco da uve di tocai, e lo dico sapendo che è off limits, ora, dire tocai per un vino italiano, vista la nota faccenda del monopolio ungherese del nome.
Ora, questo San Martino l’ho trovato interessante. Rustico, ma interessante. Ed eccomi a scriverne.
Quando l’ho assaggiato aveva naso abbastanza ostico, che è andato concedendo con lentezza toni floreali bianchi.
La bocca l’ho trovata, ho detto, rusticheggiante. Perfino quasi tannica. Raspava come carta vetrata. E c’era freschezza in rilievo e sotto la camomilla - il fiore, molto bnen delineato - e ricordi di fieno e poi frutto giallo non maturissimo, che mostrava discreta densità.
Vino apparentemente semplice, in realtà di buona lunghezza e bella materia. Da osservare. Da seguire. Se vi capitasse di metter le mani su una bottiglia, provatelo.
Due lieti faccini :-) :-)
5 agosto 2007

Tre Filer 2004 Cà dei Frati

Mi dicono che volte sono un po’ troppo drastico in certi giudizi su questa o quella zona, su questa o quell’uva.
Ebbene sì, nel caso del trebbiano di Lugana lo sono.
Credo cioè che ogni grappolo tolto al bianco di Lugana per farci altro, spumante o passito che sia, costituisca un grappolo sprecato.
Ritengo anche che, salvo le debite eccezioni, il Garda non sia gran terra da passiti. E dunque in genere i vini dolci di riviera non mi fanno impazzire. Ma ci sono, ho detto, le eccezioni. E il Tre Filer 2004 di Cà dei Frati è una di queste.
Ha, questo bianco passito (trebbiano luganista, appunto, più chardonnay e sauvignon, mi pare), naso elegantemente floreale, affascinante e intrigante.
La bocca è pulitissima, floreale, ben modulata nella dolcezza che non è per niente invadente.
C’è poi lunghezza considerevole e vena di freschezza che conferisce ulteriore slancio al vino.
Fine ed elegante bianco dolce da coccole.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
29 luglio 2007

Valpolicella Valpantena Superiore Ripasso 2005 Corte Figaretto

M’hanno invitato già un paio di volte a visitarla questa nuova realtà della Valpantena, storica sottozona della Valpolicella, sopra Verona.
M’hanno invitato, intendo, sia il titolare, Mauro Bustaggi, che non credo di conoscere e m’ha raggiunto via mail, sia degli amici, che ne hanno provato i vini e si son trovati bene e dunque m’hanno consigliato l’assaggio.
Ora, la prova è invece avvenuta occasionalmente, senza la mediazione né dell’azienda né delle amicizie, e devo dire che prima o poi ci vado, ché se il buon giorno si vede dal mattino...
Confesso che il Ripasso non è il mio vino del cuore. Non è insomma il mio genere, con quel suo esser quasi un mezz’Amarone. Preferisco il vino da uva fresca, tout court.
Ma qui ho trovato bel naso e complessità intrigante. E non la ciliegiona surmatura (e la prugna quasi cotta) che troppo spesso accompagna la tipologia.
Viene da vigne fra Poiano e Quinto, che son contrade di Valpantena, pezze di terra ancora nel comune di Verona.
Ha naso invece tra il fruttato e il salmastro: ciliegia sì, ma croccante, e vene iodate.
Poi, bella bocca, succosa - molto succosa, e lunga, e sapida - di frutto: la marasca, la mora, direi, soprattutto. E poi rabarbaro e vene officinali. E tannino ben saldo.
Si beve bene.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
22 luglio 2007

Lugana 2006 Cascina Maddalena

Azienda piccina picciò: se non sbaglio ha in tutto quattr’ettari o giù di lì. Ma quelle poche vigne metton radici in uno dei più bei crû di Lugana, credetemi.
E dunque è da seguire con attenzione questa Cascina Maddalena. Solo che essendo piccola piccola non ha magari grande tecnologia, e allora la stagione deve aiutare un po’, e garantisco che nelle annate più belle ne escono fuori delle bottiglie d’esemplare carattere. Che è poi quel che è successo nel 2006, che in terra luganista (e non solo lì, è noto) è stata vendemmia bella per davvero.
Ora, quest’è Lugana che ha personalità, e che magari ha bisogno d’un certo tempo per manifestarsi appieno. E invero l’ho trovato ancora un pochetto ostico al naso, che è insomma ritroso a mostrare il frutto, e ci vuol pazienza ad attenderlo nel bicchiere.
In bocca invece già da subito gioca eccome sul frutto e sulla mineralità e sulla freschezza, che son poi le tre prerogative del bianco della Lugana. Ha potenza e struttura e carattere. Secco. Ed ha quella salinità calibrata che rende lunga la beva. E il frutto continua a tornar fuori e c’è materia tanta. Ha in di più tensione e lunghezza. E rusticheggia.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
14 luglio 2007

Garda Chardonnay Brut Metodo Classico La Torre

Bollicine gardesane d’entroterra. Ecco di che cosa scrivo questa volta. Ed è stata una (lieta) scoperta anche per me provare e riprovare nel bicchiere una Chardonnay metodo classico di tutto rispetto. From Calvagese della Riviera, entroterra estremo del Garda bresciano, là dove le ultime morene si affacciano sul letto del fiume Chiese.
Attilio Pasini a Calvagese ha la sua aziendina agricola. Vecchia corte rurale in stile tipicamente lombardo, col cascinale a doppio loggiato. E ci fa vini interessanti. Rossi, soprattutto. E dunque non m’aspettavo un brut di questo genere, di questa personalità.
Note balsamico-officinali al naso. Invitanti.
La bocca è intrigante, con ritorno delle memorie balsamiche, nettissime, e una bella presenza di frutto giallo.
Spumante un po' decadente, magari, ma decisamente intrigante. Ha bella lunghezza, soprattutto. E c'è polpa, sostanza.
Nel suo genere, un gioiellino.
Se non sbaglio, costa attorno ai 12 euro in cantina.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
7 luglio 2007

Garda Classico Chiaretto 2006 Avanzi

Non che m’esaltino gli esiti dei concorsi, però quand’ho visto che è stato il Chiaretto di Avanzi a vincere quest’anno il trofeo Molmenti alla fiera del Chiaretto di Moniga del Garda, paese chiarettista per eccellenza della riva bresciana del benacense laco, ho trovato una conferma. Ché quel vino, che proprio a quel concorso avevo già assaggiato e m’era piaciuto (ma non sapevo com’era andato per gli altri giurati) m’è poi ripiaciuto provandolo, alla cieca, in altra occasione. E son contento che questa storica azienda gardesana tiri fuori dei vini con questa pulizia.
Il naso ha il fruttino e piccola spezia. A piacere è soprattutto la prova al palato, che il ino ha per davvero una bella tensione. Bel piccolo frutto croccante. Vene vegetali intriganti. Freschezza invitante. Buono.
Da bere senza tanti pensieri, ma buono, credetemi.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
1 luglio 2007

Valdadige Terra dei Forti Enantio 2004 Roeno

Una sorpresa. Prima volta che un Enantio, rosso figlio dell'uva di Valdadige, mi convince così.
Perché non ha quella rusticità eccessiva che fin qui gli ho trovato e nel contempo sfoggia beva serena e piacevole, ancorché tannica e materica.
Insomma, Cristina e Giuseppe Fugatti sembrano averci trovato la misura a questo selvatico vitigno della vallata dell’Adige.
Il colore è fascinosamente porporino.
Al naso ha frutto giovanile. Esuberante. Di sottobosco. E ciliegia. Vaga memoria verde di foglia di geranio. Leggere note balsamico-officinali.
Bocca tannica, certo, e questo te l’aspetti. Ma si smusserà col tempo, ché è buon tannino, modulato, e c’è bella materia fruttata destinata a integrarsi, ritengo. Ed è dolcemente succoso quel frutto. E c’è bella lunghezza.
Che dire: un piacevole rosso della Terra dei Forti. Si beve bene.
Premio la sorpresa.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
23 giugno 2007

Gambellara Classico Paiele 2006 Giovanni Menti

L’altra garganega. Subito di là del confine veronese, in terra vicentina. Qui non è Soave, è Gambellara. Ma il vitigno è quello e le terre son pure vulcaniche, basaltiche, di bella, verde collina.
Dell’azienda agricola Menti non so proprio nulla. So solo che il loro Paiele, il bianco di Gambellara, appunto, Classico, annata 2006, l’ho trovato un buon vino. E che potrebbe, di qui a fine estate, rivelarsi ancor più interessante.
Ha naso piacevolmente floreale, e fruttato.
Bella bocca, tesa e giustamente beverina, eppure anche materica. Ha frutto, infatti, sodo, rotondo, polposo. C’è florealità. Freschezza su un corpo di tutto rispetto. E leggerissime vene minerali che potrebbero accrescersi col tempo, conferendo ulteriore nobiltà. Chissà.
Chiude magari un pochettino morbido per il gusto mio, ma è bianco (e produttore) da seguire attentamente.
Due lieti faccini :-) :-)
15 giugno 2007

Bardolino Chiaretto 2006 Giovanna Tantini

Cambio di stile, mi pare di poter dire, per il Bardolino Chiaretto di Giovanna Tantini.
Se l’edizione 2005 giocava sulla potenza, quest’è vino direi più femminino. Nel colore e nel profumo, soprattutto. Ché in bocca è ancora mascolinamente intenso.
Il rosa della livrea s’è schiarito. Ed è cristallino.
E anche il bouquet s’è fatto quasi bianchista. Ed è naso bellissimo, di fiori e ri ribes e di mela ancora verde. Ed è malizioso ed elegante insieme e giovanile.
In bocca ecco che il vino è invece quasi inaspettatamente polposo, corposo. E mi ricorda la potenza espressiva dell’anno precedente. Ed ha però anche morbidezza maggiore, direi. E comunque lunghezza nei toni succosi di fruttino di bosco.
Ancora un bell’esempio, sissignori, di Chiaretto bardolinista.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
10 giugno 2007

Recioto della Valpolicella Valpantena Brolo della Giare 2003 Tezza

I Tezza stanno a Verona, e in effetti il comune è proprio questo.
Epperò è più giusto dire che sono di Poiano, che è appunto frazione veronese, ma sta in Valpantena, vallata ampia che scende giù dai Lessini verso la città ed è terra di capannoni, ma anche di vigne e d’olivi.
Dei Tezza ho provato non molto tempo fa la nuova edizione del loro Recioto del Brolo delle Giare. Quello figlio della caldissima annata del 2003. E, ahimè, non ne ho bottiglie in casa, e spero di colmar presto la lacuna, ché è Recioto che m’ha intrigato assai, e lo vorrei dunque ribere.
Ordunque: ha bel frutto, profumatissimo frutto maturo. Ed anche spezia, ricca, abbondante, eppure non invadente. E perfino una vena d’incenso che rende vieppiù elegante il bouquet.
In bocca c’è corrispondenza: frutto e spezia, appunto. Ed ha opulenza e grassezza e lunga dolcezza e tannino e una sottile freschezza e tensione e persistenza. Alla fine, ti resta una memoria di fiore di geranio secco. Decadente.
Mi piace.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
3 giugno 2007

Bardolino Classico 2006 Valetti

Oh, un Bardolino che non vuol mettere in luce muscoli che il Bardolino non può avere. Neanche nel colore. Evviva.
Che stia finalmente passando la mania dei vini rossi che se non sono neri e impenetrabili non sembrano neanche degni di stare a tavola? Speriamo di sì. E i Valetti hanno accettato la sfida, e han fatto un Bardolino che ha il colore del Bardolino, scarico il giusto, rubino un po’ pallido, brillante. Bene.
Buona anche la prova olfattiva, con quel piccolo frutto di bosco e quella ciliegia e quella spezia sottile sottile. Stile bardolinista.
E stesse note rinfrescanti & dissetanti compaiono al palato. E la beva è piacevole. Due faccini, dunque, per l’aver imboccato la strada bardolinista più pura, quella che piace a me, anche se la lunghezza del vino non è magari delle più convincenti. Ma non importa: si beve volentieri, e questo conta.
Due lieti faccini :-) :-)
26 maggio 2007

Garda Classico Chiaretto Rosso Chiaro 2006 Emilio Zuliani

C’è, credo, dell’ironia nell’intitolare Risso Chiaro un rosato. O meglio, un Chiaretto di riva lombarda del Benaco: la doc è Garda Classico.
Epperò ha senso dire ch’è un rossochiaro, ché le uve son le stesse con cui si fa, per l’appunto, il rosso rivierasco – ossia groppello, barbera, marzemino et sangiovese – vinificate parzialmente in bianco, ossia con breve contatto con le bucce.
Il Rosso Chiaro è dunque il Chiaretto 2006 di casa Zuliani, terra di Padenghe, Garda lumbàrd. E devo far tanto di cappello a quest’aziendina per il cambio di passo che ha intrapreso, ché quest’è rosato di bella pulizia e soda polpa.
Di color rosato chiaro con vaghe striature violacee, forse memorie del marzemino, ha naso di bel frutto piccolino di bosco e sottobosco (la fragolina, il ribes un pelo di mirtillo), e al fruttino s’aggiunge ancora la ciliegia un po’ asprigna, eppoi anche qualche cenno di florealità.
In bocca è succoso ancora di frutto, certo, ma è soprattutto la salina freschezza ad avvincere e a farne lunga la beva. E si beve proprio volentieri. Ed ha, insisto, pulizia di stile ed esecuzione.
Ben fatto.
Due lieti faccini :-) :-)
20 maggio 2007

Recioto della Valpolicella Classico 2005 Carlo Boscaini

Credo di non poter essere smentito se dico che Carlo Boscaini è un produttore che piace ai blogger. Di lui si parla nei blog, su internet, come d’una rivelazione valpolicellista. E lui i blog li frequenta spesso da commentatore delle altrui idee: m’è capitato di incociarne i pareri scorrendo i vari siti.
In azienda non ci sono ancora passato: se volete legger qualcosa potete andare al suo sito www.boscainicarlo.it.
È, dico subito, Recioto old fashioned, vecchio stile. Perfino nell’imbottigliamento, che resta fedele alla boccia da 0,75, e dunque avversa la bottiglia piccola.
Vino fresco, profumato, giovanile, pimpante, snello. Ha toni di marmellata, di composta di frutta. Ha beva franca. Direi quasi disimpegnata, eppure appagante.
Non è, vivaddio, Recioto da meditazione. Bensì, come s’usa dir nel Veronese, da ciàcola, da chiacchiera seduti a tavola, sgranocchiando una noce, sbocconcellando una fetta di brasadèla, la ciambellone che si faceva nelle case contadine. Magari pociàndo (intingendo, inzuppando) la brasadèla stessa direttamente nel bicchiere.
Due lieti faccini :-) :-)
10 maggio 2007

Soave Colli Scaligeri Monteseroni 2005 Filippi

Prima o poi dovrò decidermi a parlare dei giovani Filippi brothers, dalle parti di Castelcerino, sulle colline di Soave. Gente tosta, che coltiva vecchie vigne di garganega e in campagna, come dicono sulle loro etichette rifiutano i «trattamenti sistemici al vigneto» e non fanno neppure diserbi chimici, ma «solo concimazioni organiche».
Ho provato, magari un po’ di fretta, qualche loro vino, e son venuto via convinto che hanno roba buona in cantina. Ed ora ho riprovato il Monteseroni 2005, e l’ho trovato convincente parecchio. Quindi: intanto la scheda, poi si vedrà di parlarne un po’ di più. E per ora chi volesse legger qualcosa dei Filippi può andare al loro sito.
Dunque, del Monteseroni fanno 4-5mila bottiglie appena. In acciaio. Niente legno.
Il naso è tra il fiore (anche macerato) e la vena minerale. Subito prevale la florealità, poi si fa più avanti la mineralità. Vino dal bouquet composito, quasi a doppia faccia.
La bocca, be’, quella è gran bella. Polposa, soda, eppure vibrante di freschezza e di tensione. E direi quasi ch’è ruvida, rustica. E ha frutto tanto. Piacevolissimo.
Ha personalità da vendere, questo Soave. Manca forse un po’ solo sulla lunghezza, ma, credetemi, vale la pena stapparlo.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
25 aprile 2007

Bardolino Superiore 2005 Corte Gardoni

Premetto: non è mica ancora del tutto pronto. Lo sarà probabilmente quest’estate, attorno a luglio-agosto, suppergiù. Eppure già bevendolo adesso dà piacere questo Bardolino che ancora una volta si conferma al vertice, dico io, della denominazione. E poco importa se è Superiore docg: quest’è Bardolino da vigneto, ecco quel che conta.
Il colore è quello che dovrebb’essere del Bardolino non dopato: rubino per niente carico. Brillante di lampetti rossi.
Il naso è quel che t’aspetti da questo rosso di Corte Gardoni: pinoteggia. Nel senso che ha quei sentori simpatici e graziosi e spiccatissimi di fruttino e soprattutto di fragola che ti portano alla mente immediatamente il pinot nero di Borgogna, e invece quest’è corvina e rondinella. E l’ho già scritto altre volte: è proprio di scuola borgognona il Bardolino della Piccoli family.
La bocca è ancora chiusa, col frutto che fatica un pochetto a uscire, ma che senti che è già bell’e pronto a venire fuori e ammantarsi della spezia oggi pepatina ch’è tipica delle corvine gadesane. Ed ha profondità, certo, ma anche bella freschezza e beva piacevole. E non t’uccide coll’alcol. Un vino da bere a gòti. Evviva.
Oh, insomma, per un’altra volta un bell’esempio di quel che può essere il Bardolino quando s’assecondano la vigna, la terra, la stagione.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
20 aprile 2007

Custoza 2006 Albino Piona

Era già buono il 2005, ma questo 2006 è ancora, mi pare, un bel passo più su.
Il Custoza base targato Albino Piona, nome «storico» delle morene gardesane, che da qualche tempo, messa su la nuova cantina, ha dato carta bianca ai figli, è un bel bianco, sissignori. Senza pretese di chissaché, anzi coll’unica ambizione di farsi bere, e ci riesce.
Parte bene già dal bouquet, tra il florale e il fruttato, con quella vena in più di vegetalità fresca che gli dà slanco. E la bocca è poi freschissima e sapida e intrisa di bel frutto succoso. E pulita.
Non ammicca a quelle morbidezze zuccheroso-glicerinose che han troppi bianchi preoccupati d’esser piacioni. No: la vena morbida ce l’ha, d’accordo, ma senza eccesso, con moderazione, con equilibrio. Ché deve farsi soprattutto bere, ed è la mission sua.
Ecco, questo mi sentirei di dire, in sintesi, di questo vino: che ha esuberanza giovanile ma anche equilibrio. E che si beve con piacere spensierato. Quel che serve.
Due lieti faccini :-) :-)
14 aprile 2007